L'ESERCIZIO MISTICO (da non leggere su monitor, stampalo)
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Ero sdraiato. Ero nudo e calmo.
Questa volta cominciavo dalle mani. Riposare il muscolo all'estremità del mignolo e proseguire
fino alla nocca. Lasciare che il riposo invadesse l'anulare, dalla nocca all'impronta digitale.
Contemporaneamente e assolutamente sincronizzato, esercitare lo stesso potere sull'altra
mano. Stavo imparando la paura del corpo, il corpo che sa di essere al mondo per agire e
metterlo in assoluto riposo gli stava procurando ansia. Il suo cervello stava cercando in ogni
modo di mettere la carne in tensione, in qualche maniera riprendere il controllo. Nei rari attimi
in cui soccombeva al mio cervello, provavo una liberazione dal labirinto per topi che non
potreste immaginare. Vero è che molti non sentono nemmeno il labirinto per topi, ma tant'è.
Le braccia con tutto il casino dei muscoli si erano lasciate prendere abbastanza bene; stavo
concedendo alle mie ossa di lasciarsi andare pure loro. Le sentivo. Nei giorni a seguire, certo
avrei potuto feremare il cuore per almeno qualche minuto. Ora stavo fermando del tutto le
spalle, le spalle che sono sempre un casino da fermare; sanno dalla nascita che dovranno
portare il peso di un uomo, della sua vita. Le rassicurai promettendo che non saremmo
rimasti schiacciati. In mezzo a tutto questo, lasciai la schiena a se stessa; mi piace sentire il
ronzio della schiena, è come passare sotto i cavi dell'alta tensione. Sapere che quel casino di
energia ero io era fico. Scendendo ce l'avevo veramente duro, ero dentro alla più calda e
amorevole e bagnata fica che mai mi fosse capitata; non avevo neanche più voglia diguardare.
Gli occhi per me potevano anche andare affanculo. Ho visto un sacco di roba e quasi tutto
merda, dalla pubblicità alla gente che muore. E' vero, avevo visto anche Van Gogh, ma
scommetto che anche avere un quadro di Van Gogh in camera, dopo un mese è sempre lo
stesso. Ho visto cose che voi umani non vorreste vedere, purtroppo qui, non al largo dei
bastioni di ‘sto cazzo. Tenetevi la vista, a me lasciate la possibilità di ascoltare e il tatto!
Dio è la musica e l'uomo è un corpo da toccare. Lei era calda e morbida, e aveva i muscoli
sotto quel bianco. Forse era bianca quanto me, due anemici che fanno l'amore come
nessuna persona abbronzata potrebbe.
Eravamo bianchi su lenzuola azzurre in tinta con le nostre vene e il sangue sotto pelle ci
illuminava. Avevamo una certa classe. Eravamo bianchi e colavamo ovunque; forse ci
stavamo trasmettendo il più completo bagaglio di malattie contemplabili, e senza il minimo
rispetto, ci baciavamo pure. Passò un'altra mezz'ora.
“Stai ferma!”, “fammi mettere il preservativo sennò ti vengo dentro”.
Lei: “posso fare una cosa?” Io avevo da fare, raggiungere il cassetto e tutta la procedura;
lei invece si era messa accucciata e aveva cominciato a baciarlo e a tenerselo in bocca.
Io stavo godendo. Non ci volle molto, e vi assicuro che fu il non molto più intenso della
mia vita. Voi tenetevi 90 minuti di qualcun altro che corre in 22 sull'erba.
Alla fine ci addormentammo con le mie mani tra le sue gambe.
Io sognai Nick Drake e il freddo della sua anima; disse: “dimmi, amico!” dissi: “guardo per
terra, e vedo che non è così lontana.”, “nonostante ciò, caro amico, non ho voglia
di andarci subito”.


(domenica 1 Giugno 2003
ispirato da dedicato a **************)

ALBERTO MOTTA

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