SUI PADRI
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(da stampare e leggere su carta, non leggere da monitor)    
     
Tutti i grandi scrittori nascono dalla e nascondono la ‘sindrome del padre'.
Non è una sindrome riconosciuta e soprattutto nessuno ne ha mai parlato chiamandola
appunto con il proprio nome. Non starò a spiegare la natura della cosa ma ve ne elencherò
gli effetti di alcuni casi noti.
Quello che mi piace sempre ricordare fu il caso di Ernest Hemingway, un grande figlio di
puttana che ebbe le spalle coperte da uno zio in tempi bui e divenne successivamente il più
grande scrittore del mondo, altro che cazzo di Omero.
La sua storia con il padre andò più o meno così.
Ad un certo punto in un suo racconto si trovò ad un muro invalicabile poiché lì avrebbe
dovuto mettersi a parlare di suo padre ma non ne ebbe il coraggio e allora che fece?
Scrisse più o meno così: “so che a questo punto del romanzo dovrei parlare di mio padre
per dare un senso alla storia, ma non lo farò, o meglio lo farò più avanti, perché per ora ci
sono ancora troppe cose in sospeso e la mia vita di essere umano ne sarebbe pregiudicata”
e via proseguì con il suo romanzo.
Ora divago un attimo, ma voi tenete presente la parte sopra, che è quella importante
ai fini del racconto.
Io amo Hemingway, quanto non posso dirlo, e mi avvelenò il cuore leggere i romanzi della
sua ultima stagione…quei romanzi dove lui sapeva di essere il più grande Ernest Hemingway
del mondo ma non aveva più nulla da dire. Già, proprio così, ad un certo punto non c'è più
nulla da dire. A quel punto scrisse ancora penso 3 romanzi in cui parlava della vita, con però
il limite che lui non era più vivo…e io quando leggo quei libri sento la sua voce nella mia testa che mi dice in italiano “Alberto vedi che non so più cosa dire, non trovo più la vita…ma tu ti
prego leggi ancora di me che sono in Costa Azzurra e vesto per primo le maglie a righe dei
pescatori e invento una moda, e vado alle spiagge con la bicicletta e sotterrò lo champagne
per tenerlo ghiacciato mentre faccio il bagno e scrivo che mi alzo la mattina presto per
scrivere il racconto che stai leggendo. Dov'è finita la vita?”
Hemingway imparò dal padre a sparare e pescare ed essere uomo, un uomo come adesso
non ce n'è in giro più.
La storiella finisce così: Hemingway girava sempre con la pistola e chi gli chiedeva perché
lo facesse in tempo di pace rispondeva che nell'arma c'era solo un proiettile, e di non
preoccuparsi perché quel proiettile era per sé. Ovviamente suo padre si suicidò anni prima
del figlio sparandosi in faccia. Ovviamente lui si suicidò anni dopo il padre sparandosi in
faccia.
Tutto questo dovrebbe essere realmente accaduto, ma per quanto ne so potrebbe essere
semplicemente frutto della mia memoria difettosa.
Un altro effetto della ‘sindrome del padre' la sappiamo tutti…è quella di Kurt Cobain.
“I tried hard to have a father but instead I had a dad”…più esplicito di così!
Durante un'intervista gli chiesero spiegazioni di quel testo e se non temesse di divenire
un cattivo padre come quello che si era ritrovato lui. Lui rispose che no, sarebbe stato
impossibile, poiché l'amore per la figlia trascendeva qualsiasi vicissitudine terrena e non
avrebbe permesso che lei mai soffrisse.
Ovviamente Kurt Cobain si suicidò pochi anni dopo sparandosi in faccia.
Bel coglione.
Per questo terzo esempio verrò smentito e sbugiardato da quasi tutti voi che avete letto
più di me e avete studiato la letteratura, ma il punto qui non è il dato storico, è l'immagine
di un uomo creatosi nella mia mente; un uomo che mi tiene compagnia nei momenti duri e
si chiama Franz Kafka.
Lui lavorò duramente tutta la vita per mantenere la numerosa famiglia e la moglie se non
sbaglio un po' stronza. Poi la notte invece di andare a dormire accendeva una candela e
cominciava a scrivere il DOLORE lasciandosi prelevare il sonno dal buio. Nel caso di Franz le
famose “lettere al padre” mai raggiunsero il destinatario, ma chiariscono quanto coglione
sappia essere un padre. Non so come sia morto Kafka, se ne avete notizia scrivetemi ché
io non ho voglia di indagare; questa non è roba da antologia, te la devono venire a
raccontare.
Consegue spontaneamente il quarto esempio della sindrome: lui si chiama Charles Bukowsky
e i Modest Mouse devono aver scritto una canzone su di lui dal titolo più o meno
“chi vorrebbe mai essere un coglione come Bukowsky”. La risposta è io, nel mio caso.
Ma il punto ora è il seguente: Hank Chinasky se ne andò di casa a causa di un padre rincoglionito, tipo che da disoccupato usciva di casa fingendo di andare al lavoro.
Poi Hank anni dopo fu per morire a causa di una emorragia rettale e si svegliò miracolosamente in ospedale giorni dopo solo perché il padre gli aveva fatto dono del suo
sangue, salvandolo da morte certa. Questo per dire che gli scrittori a volte sbagliano
giudizio sulle persone.
Purtuttavia sono essere umani eletti, e secondi solo ai musicisti siedono alla destra del
padre.
Ora per scampare alla sindrome del padre scriverò di mio padre mentre siamo in vita
sia io che lui.
Almeno per togliermi lo sfizio di arrivare in paradiso e dire a Hemingway:
“ti ho fregato, io ce l'ho fatta, tu no. Che c'è di bello da fare qui?”
Mio padre
- mio padre fuma sigarette e mangia carne o pasta. Per non annoiarsi ogni tanto compra
poi mangia i ravioli con dentro la carne. Compra carne Pal per il suo cane -

(17/12/04

disturbato da: Pedro the Lion
dedicato a: i padri del mio spirito)

ALBERTO MOTTA
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