Essenziale come…

Bivacchi in giardino, piedi nudi, estate calda, birra fresca.

“Oh, Ale, bella però questa. Eri ispirato. Una canzone d’amore

“Beh, no. Non è proprio così.”

“Ah, no. Allora la riascolto. Ma per me parla proprio di roba di coppie.”

Kama guarda altrove, da una boccata alla paglia e fa un anello di fumo particolarmente ben riuscito.

“Parla di amicizia. Pensaci. Riascoltala in questa chiave.
È una metafora. Cosa c’è di più essenziale, necessario e vitale?”

La birra

Perchè uno ci prova pure a fare il poeta, ma poi ha gli amici che si merita.
Sta già riscrivendo il pezzo.

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Kama coi cinghiali

“L’alternatilevolezza”

Agosto. Balla coi cinghiali.

Fa caldo, non manca molto e fra poco tocca a loro. Cazzeggiano nel backstage, tra kilt e cappellini verdi.

“Guarda.”
“Ma che è?”
“Ne ho presi un po’. Lo mettiamo, sembrano veri. Poi a un certo punto ce li togliamo!”
“Sei un pirla.”
“No?! 🙂 ”

Calza tatuaggio.

Jack non riesce a metterlo sul braccio senza grondare all’istante, quindi opta per la gamba.
Il Maestro Dan è persino credibile.
Ale e Larry fanno la loro porca figura.
Tiz mi guarda con l’espressione da “suvvia, i miei capelli non sono già abbastanza bizzarri?”

Salgono sul palco. Io sono in prima fila, mi si avvicina un ragazzo di un gruppo di addio al celibato, addobbato di verde neon: “Ma secondo te, il chitarrista sulla gamba ha tatuaggi veri? Non capisco, ma sono fighi”.

Kama si sfila via i suoi capolavori dal braccio, proprio in quel momento.

Jack coglie il “pirlasegnale“, tira su la gambetta e arrotola il collant come solo Sophia Loren ha saputo fare. Dan ringrazia e finalmente il braccio respira. Tiz e Larry appendono il collant al chiodo.

“Naaaa!” fa il tizio luminoso accanto a me.
Kama, dal palco, fa comunella con “i luminosi” che gli prestano dei finti occhiali glow con cui finisce il concerto.
“I luminosi” approvano con ovazione.

 

Ale e gli scappati di casa scendono dal palco ridanciani…”Ahahah! Che ridere, hai visto che…”

“Ale. Guarda sul palco…”
“Cosa?”

E niente, dopo di loro c’è Elso. Sul palco, scritta gigante abbagliante e copricapo da lupo.

Tra il pubblico: “i luminosi” a frotte, passa Sokol Arkaxhiu vestito come un coniglio gigante, si intravede il cappellaio matto. Ma non ne sono certa.

Vicino al lago, un mangiafuoco.

“Ah.”
“Eh.”
“Tatuaggetti?”

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